|

"Di fronte alla facile
conclusione di considerare il male come effetto della
punizione divina", Benedetto XVI, all’Angelus domenicale, ha
ricordato che Gesu’, nel Vangelo, "proclama l'innocenza di
Dio, che e' buono e non puo' volere il male, e mette in
guardia dal pensare che le sventure siano l'effetto
immediato delle colpe personali di chi le subisce".
"Impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva
della fede - ha poi esortato il Papa rivolgendosi ai 60 mila
pellegrini presenti in piazza San Pietro -, animati cioe'
dal santo timore di Dio". Secondo il Pontefice, infatti, "in
presenza di sofferenze e lutti, la vera saggezza e'
lasciarsi interpellare dalla precarieta' dell'esistenza e
leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale,
volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno
imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano
provati dal dolore per condurli a un bene piu' grande". "Gesu'
- ha rileva, ad esempio, Ratzinger - invita a fare una
lettura diversa" del problema del dolore innocente, che
tanto angoscia anche oggi, collocando quanto di male accade
"nella prospettiva della conversione: le sventure, gli
eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosita' o
ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare
occasioni per riflettere, per vincere l'illusione di poter
vivere senza Dio, e per rafforzare, con l'aiuto del Signore,
l'impegno di cambiare vita". "Di fronte al peccato - ha
quindi scandito Benedetto XVI -, Dio si rivela pieno di
misericordia e non manca di richiamare i peccatori ad
evitare il male, a crescere nel suo amore e ad aiutare
concretamente il prossimo in necessita', per vivere la gioia
della grazia e non andare incontro alla morte eterna".
Parlando in lingua polacca, il Papa ha poi riassunto la
riflessione fatta in italiano citando il ritornello al Salmo
responsoriale secondo il Lezionario in uso nel Paese del
Venerabile Giovanni Paolo II: "Il Signore e' benevolo, pieno
di misericordia". "E' questo - ha spiegato il Pontefice - un
messaggio di speranza per tutti coloro che sperimentano la
debolezza e il peccato, ma sinceramente desiderano la
conversione e tendono alla vita in unione con Dio. Questo
messaggio accompagni le rinunce quaresimali, le preghiere e
le opere della carita' fraterna". Il successore di Pietro ha
infine espresso solidarieta' alle vittime delle recenti
alluvioni, esortando all’aiuto comune verso le vittime di
queste calamita’. Il Pontefice, prima di recitare l’Angelus,
si era recato alla parrocchia romana di San Giovanni della
Croce al Colle Salario, tra le poche non visitate da
Giovanni Paolo II nella Capitale durante il suo lunghissimo
pontificato, per celebrare Messa, aprendo l’omelia con il
tempo di purificazione che stiamo vivendo: "In Quaresima,
ciascuno di noi e' invitato da Dio a dare una svolta alla
propria esistenza pensando e vivendo secondo il Vangelo,
correggendo qualcosa nel proprio modo di pregare, di agire,
di lavorare e nelle relazioni con gli altri”. "Gesu' -
d’altro canto - ci rivolge questo appello non con una
severita' fine a se stessa, ma proprio perche' e'
preoccupato del nostro bene, della nostra felicita', della
nostra salvezza. Da parte nostra, dobbiamo rispondergli con
un sincero sforzo interiore, chiedendogli di farci capire in
quali punti in particolare dobbiamo convertirci". Il
Vangelo, ha detto il Papa ai fedeli, ci mostra "da una
parte, la misericordia di Dio, che ha pazienza e lascia
all'uomo un tempo per la conversione; e, dall'altra, la
necessita' di avviare subito il cambiamento interiore ed
esteriore della vita per non perdere le occasioni che la
misericordia di Dio ci offre per superare la nostra pigrizia
spirituale e corrispondere all'amore di Dio con il nostro
amore filiale". E anche San Paolo, "ci esorta a non
illuderci: non basta essere stati battezzati ed essere
nutriti alla stessa mensa Eucaristica, se non si vive come
cristiani e non si e' attenti ai segni del Signore". Il
Pontefice ha colto l’occasione per lodare la giovane
parrocchia romana perche' "sin dal suo nascere si e' aperta
ai Movimenti ed alle nuove Comunita' ecclesiali, maturando
cosi' una piu' ampia coscienza di Chiesa e sperimentando
nuove forme di evangelizzazione". "Vi esorto - ha rimarcato
- a proseguire con coraggio in questa direzione,
impegnandovi, pero', a coinvolgere tutte le realta' presenti
in un progetto pastorale unitario". "Ho appreso con favore
che la vostra comunita' si propone di promuovere, nel
rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei
laici, la corresponsabilita' di tutti i membri del Popolo di
Dio", ha aggiunto subito dopo il Papa, evidenziando: "Cio'
esige un cambiamento di mentalita', soprattutto nei
confronti dei laici, passando dal considerarli
'collaboratori' del clero a riconoscerli realmente
'corresponsabili' dell'essere e dell'agire della Chiesa,
favorendo cosi' la promozione di un laicato maturo ed
impegnato". "Carissime famiglie cristiane, carissimi giovani
che abitate in questo quartiere e che frequentate la
parrocchia, lasciatevi sempre piu' coinvolgere - ha chiesto
Ratzinger - dal desiderio di annunciare a tutti il Vangelo
di Gesu'. Non aspettate che altri vengano a portarvi altri
messaggi, che non conducono alla vita, ma fatevi voi stessi
missionari di Cristo per i fratelli, dove vivono, lavorano,
studiano o soltanto trascorrono il tempo libero. Avviate
anche qui - ha chiesto - una capillare e organica pastorale
vocazionale, fatta di educazione delle famiglie e dei
giovani alla preghiera e a vivere la vita come un dono che
proviene da Dio". Quella di San Giovanni della Croce al
Colle Salario e' una comunita' giovane: ha iniziato la sua
attivita' pastorale nel 1989, per un periodo di dodici anni
in un locale provvisorio, e poi nel nuovo complesso
parrocchiale. "Ora che avete un nuovo edificio sacro - ha
affermato Benedetto XVI rievocando la consacrazione
presieduta dal Cardinale Camillo Ruini nel 2001 -, la mia
visita desidera incoraggiarvi a realizzare sempre meglio
quella Chiesa di pietre vive che siete voi. So che
l'esperienza dei primi dodici anni ha segnato uno stile di
vita che tuttora permane. La mancanza di strutture adeguate
e di tradizioni consolidate vi ha spinto, infatti, ad
affidarvi alla forza della Parola di Dio, che e' stata
lampada nel cammino e ha portato frutti concreti di
conversione, di partecipazione ai Sacramenti, specie
all'Eucaristia domenicale, e di servizio". "Vi esorto ora -
e’ stata la consegna del Papa - a fare di questa Chiesa un
luogo in cui si impara sempre meglio ad ascoltare il Signore
che ci parla nelle Sacre Scritture". E proprio la Parola, ha
concluso il successore di Pietro, dev’essere "il centro
vivificante della comunita', affinche' diventi scuola
continua di vita cristiana, da cui parte ogni attività
pastorale". |