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Tradizioni e feste nella Chiesa Madre di San Cataldo e nel suo territorio, ieri e oggi

 
 

1° gennaio "Gesù Bambino"

Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, il 1° gennaio è istituita la solennità di Maria Madre di Dio. A San Cataldo, i nostri antenati, in occasione del capodanno, istituirono la festa di Gesù Bambino, furono certamente uomini di fede, di talento e di senno anche per la genialità e le modalità della grandiosa festa che veniva organizzata. Nella chiesa del Santissimo Sacramento, conosciuta dai sancataldesi come "Ratò", è custodita una statua di Gesù Bambino di circa 80 cm., pregevole fattura del Bagnasco. La vigilia della festa, il 31 gennaio, la banda musicale faceva il giro del paese per prelevare dalle famiglie custodi, gli ori del Bambinello: anello, colliera, bracciale, etc... che adorneranno la statua che, nello stesso giorno, viene portata in Chiesa Madre. Al braccio il Bambinello porta un dolce tipico sancataldese chiamato Cucciddatu o Buccellato, il classico dolce natalizio, ripieno di marmellata di fichi, finemente lavorato e decorato, dalla forma di un grande anello frangiato. Tutti gli anni il tipico dolce è preparato da una famiglia di San Cataldo. Dopo la festa, il clero consumava il dolce a titolo di devozione. Nel pomeriggio del capodanno, la statua del Bambinello Gesù, posta su un fercolo dal quale si innalzano quattro colonne che sostengono una corona, con luci e fiori, esce dalla Chiesa Madre accompagnata dalla banda musicale, dalla Confraternita del Santissimo Sacramento che cura la festa, dall'Arciprete, al suono anche di cornamuse, tamburelli e cerchietti, scendendo dalla via Cavour, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi, piazza San Giuseppe, via Roma e nuovamente piazza Madrice. Un tempo la processione si snodava da piazza Madrice, percorrendo via Garibaldi e sosta sul crocevia tra la stessa, la via Dante e il corso Vittorio Emanuele. La musica intona la cosiddetta "Ciaramiddata", ovvero, un'allegra marcia musicale (in altri tempi veniva suonata la Marcia Reale). Gli sguardi ieri come oggi sono rivolti al Bambinello Gesù che grazie a un congegno, appositamente preparato, gira su se stesso dando l'impressione che benedica i presenti e la Città all'inizio del nuovo anno. "Via Gesù Bambino" è il grido unanime della folla. Questo rito un tempo si svolgeva sul crocevia di via Dante, via Garibaldi e il corso Vittorio Emanuele e in via Roma, tra la Chiesa Madre e la chiesa di san Giuseppe. Oggi si svolge davanti la chiesa dei padri mercedari e davanti la Chiesa Madre al termine della processione dove l'Arciprete imparte una speciale benedizione sulla Città, così come al termine delle processioni patronali di san Cataldo e del Santissimo Crocifisso.

17 gennaio "Sant'Antonio Abate"

Dal 17 gennaio 2015, l'Arciprete don Biagio Biancheri, ha ripristinato la festa di Sant'Antonio, patrono dello storico quartiere sancataldese che prende anche il suo nome, richiamando ogni anno numerosi fedeli del Comune di San Cataldo ma anche dei comuni limitrofi per la benedizione degli animali, dei mezzi agricoli e del fuoco, infatti, la sera del 17 gennaio, subito dopo la solenne Celebrazione Eucaristica, la nuova Piazza dedicata a Sant'Antonio (Atto Amministrativo 17 gennaio 2015) accoglie animali da stalla e domestici di tutte le razze per la benedizione a loro riservata. La festa è caratterizzata da numerose iniziative oltre che religiose anche culturali e musicali. Il 17 gennaio 2016, tra il comune di San Cataldo e il comune di Milena di cui S. Antonio Abate è anche Patrono è stato stipulato un gemellaggio religioso in onore di Sant'Antonio Abate i quali insieme condividono la sua festa.

19 marzo "San Giuseppe"

Un tempo la festa era curata dalla Confraternita di San Giuseppe oggi non più esistente. A caratterizzare la festa era la banda musicale, i fuochi artificiali e la processione della statua di San Giuseppe, opera di scultura romana, dono del principe Galletti alla benemerita Confraternita di San Giuseppe. La statua del Patriarca, invecchiata nel tempo, fu ritoccata nell'anno 1908 dal prof. Cardella di Agrigento, il quale, si dice, abbia sostituito la statua di Gesù Bambino con l'attuale. Ma non se ne conoscono le ragioni. Gli anziani del tempo affermavano che la precedente statua del Bambinello Gesù fosse più artistica: infatti, mentre San Giuseppe ha lo sguardo rivolto verso Gesù, tenuto per mano, l'attuale Bambinello ha lo sguardo rivolto in avanti e non risponde a quello di San Giuseppe. L'allora governatore della Confraternita di San Giuseppe, il sig. Vincenzo Scarciotta, raccontava che fin dai primi festeggiamenti in onore di San Giuseppe, i confrati, appartenenti alla numerosa casta degli Alessi, i cosiddetti "Li Crivara" (fabbricanti e rivenditori di stacci), giorni prima della festa, andavano a raccogliere fiori nelle vicine campagne, con i quali preparavano due piramidi alte circa m. 1,50 e riempivano, inoltre, dieci canestri; la vigilia della festa i confrati si recavano in casa di uno degli Alessi che aveva per quell'anno il privilegio dell'incarico della preparazione dei fiori. I fiori, artisticamente disposti, venivano portati in trionfo in chiesa e servivano ad adornare sfarzosamente l'altare maggiore su cui si ergeva la statua del Santo Patriarca. La festa era completata dal pranzo per i poveri, la cosiddetta tavolata di San Giuseppe. Ogni anno, il consiglio direttivo della Confraternita, nominava una commissione di confrati, che tracciava il programma della festa, il consiglio sceglieva inoltre i personaggi che dovevano interpretare la Sacra Famiglia tra i congiunti dei confrati. San Giuseppe aveva l'obbligo durante l'anno di farsi crescere la barba e i capelli, in quanto i personaggi dovevano rappresentare la Sacra Famiglia quasi al naturale. Quindici giorni prima della festa, il tamburo annunziava ai sancataldesi la solenne festa del Patriarca. Le tre persone scelte per rappresentare la Sacra Famiglia, il giorno della festa si vestivano con abiti di seta finissimi e ad essi si offriva un sontuoso banchetto a cui prendevano parte anche diciannove poveri. Il pranzo, preparato dai cuochi nelle cucine di casa Galletti, veniva donato dalla principesca famiglia fondatrice del paese. Si consumava all'aperto, nella piazza San Giuseppe, dinanzi alla chiesa, dalle ore 13.00 alle ore 15.00, alla presenza del popolo. Subito dopo, Gesù, Giuseppe e Maria, recitavano la scena della fuga in Egitto. Partivano dalla piazza Madrice: Maria su un asinello col Bambino Gesù, ricoperto da un largo manto, San Giuseppe a piedi. All'imbocco di piazza San Giuseppe si imbattevano con uno scudiero e un capitano, sguinzagliati da Erode, per uccidere tutti i bambini al di sotto di due anni. Maria e Giuseppe si fermavano. Alla domanda del capitano che chiedeva a Maria cosa portasse, questa rispondeva che portava dei fiori e allargando il manto, veri fiori cadevano dalle sue braccia, mentre il popolo presente, commosso, esprimeva il suo giubilo. Oggi la festa è anticipata da un triduo e nel giorno della festa si svolgono tre Sante Messe molto partecipate dai sancataldesi molto devoti a San Giuseppe. A mezzogiorno 21 colpi di cannone e il suono festoso delle campane, salutano il giorno della festa di San Giuseppe e i piccoli scolari della vicina scuola elementare "San Giuseppe" fanno visita al Santo nella chiesa a lui dedicata. A sera viene celebrata la Santa Messa solenne, solitamente alle ore 18.00, a cui fa seguito la processione del Patriarca San Giuseppe lungo piazza San Giuseppe, via Roma, piazza Madrice, via Cavour, c.so Vittorio Emanuele, via Garibaldi e piazza San Giuseppe. Il giorno prima si volge la Tavolata di San Giuseppe curata dai parrocchiani della Chiesa Madre e dall'Associazione laicale del "Beato Giacomo Cusmano".

Tra marzo e aprile "Settimana Santa"

Con la Domenica delle Palme ha inizio la grande settimana di passione del Signore, appunto la settimana santa, che nella nostra Città è preceduta dal triduo eucaristico delle sacre Quarantore nelle parrocchie e rettorie sancataldesi, così come anche dalle processioni domenicali dell'antico Crocifisso du Signuri lassa lassa la catina. A queste tradizioni si affianca anche quella dei "Sabatini della Madonna", infatti, dopo il carnevale fino al sabato che precede la Domenica delle Palme si festeggia la Madonna sotto diversi titoli, ovvero: l’Immacolata, patrona del clero sancataldese, la “Mercede”, del “Rosario”, delle “Grazie”, del “Carmelo” e l'ultimo, l'"Addolorata". Anticamente i sabatini erano organizzati dai vari ceti sociali del paese i quali si prendevano cura della festa, oggi invece è una commissione di laici che si fa carico degli aspetti organizzativi. Questi momenti di festa avevano e hanno principalmente lo scopo di onorare la Beata Vergine Maria. Fino a qualche tempo fa la statua della Madonna veniva portata in Chiesa Madre il giorno prima al sabato, infatti, per un intero anno i simulacri sono custoditi in alcune famiglie sancataldesi e il sabato mattina usciva in processione, tra rami di alloro, fuochi d’artificio, la banda musicale e lunghi cortei confraternali, per raggiungere una nuova famiglia ospitante per tutto un intero anno, dove una stanza della casa era trasformata in cappella per la Madonna per incontrarsi, pregando il rosario giornaliero e cantare inni mariani. Oggi i sabatini si celebrano il sabato pomeriggio in Chiesa Madre e in processione vengono portate solamente le statue della Madonna sotto il titolo delle “Grazie”, del “Carmelo” e l’“Addolorata”, gli ultimi tre sabatini. Come abbiamo detto all'inizio, con la Domenica delle Palme si entra nel vivo della settimana santa. Di particolare interesse doveva essere la sacra rappresentazione che si faceva nell'Ottocento e vedeva protagonisti gli apostoli e i rabbini i quali discutevano la possibilità di far entrare Gesù in Gerusalemme e alla fine dell'animata disputa il Nazareno entrava trionfalmente in paese in groppa ad un asinello. Oggi invece, il mercoledì santo, in Piazza degli Eroi si svolge il "Processo a Gesù" preceduto da un lungo corteo, composto da personaggi che indossano sfarzosi costumi romani. Il giovedì santo, quando in Chiesa Madre è terminata la solenne Celebrazione Eucaristica «Nella Cena del Signore», tre colpi di cannone avvisano i devoti che alle ore 21.00 si snoda la processione di San Giovanni e dell'Addolorata che escono dalla chiesa di San Giuseppe percorrendo diverse vie tradizionali. Questa tradizione sancataldese, molto sentita e amata, vuole riprodurre il momento in cui Gesù, dopo la cattura nell'Orto degli Ulivi è condotto dinanzi al sinedrio e condannato a morte. Maria, la Madre sua, viene a conoscenza dell'arresto di Gesù ma, non sapendo dove sia stato portato, insieme a Giovanni si mette a cercarlo. Ogni chiesa della città rappresenta uno dei posti in cui presumibilmente Gesù è stato portato. Si tratta della Via Matris di dolore della Vergine Madre, rappresentata nella bellissima statua restaurata nel 2015. La processione ha termine intorno alle ore 24.00 in Piazza Madrice e precisamente nella chiesa del "Ratò", dove all'arrivo dell'Addolorata e di San Giovanni vengono chiuse le porte della chiesa onde evitare che la Madre trovi il Figlio. I due simulacri, al suono della banda che intona il "Pianto di Maria", fanno un profondo inchino, ma sono costretti a tornare al punto di partenza proprio a motivo della chiusura della porta dove è esposta alla venerazione dei fedeli, la statua del Cristo e dove davanti ad essa i sancataldesi per tutta la notte lo vegliano in preghiera fino all'alba del venerdì santo. E alle ore 7.00 del mattino, l'appuntamento è in Piazza Madrice dove un immensa folla di fedeli, diremmo che tutta la Città è presente, accompagna al Calvario il Cristo vegliato per tutta la notte al "Ratò". In Piazza San Giuseppe, ad attendere l'arrivo del Crocifisso sul cataletto, ci sono la Madre e il discepolo Giovanni. La Piazza è in devotissimo silenzio quasi surreale, interrotto solamente dalle note della banda musicale che, all'inchino delle statue dell'Addolorata e San Giovanni, intona il "Pianto di Maria". Dopo il messaggio pasquale che l'Arciprete o il Vescovo dona alla Città dal balcone più alto di Piazza San Giuseppe, la processione prosegue verso il Calvario, con la partecipazione di tutto il Clero locale e delle Autorità Civili e Militari. Il Cristo viene deposto nella cappella centrale del Calvario per essere venerato da tutta la Città. Per tradizione, finita la processione, i fedeli visitano le parrocchie dove il Santissimo Sacramento è solennemente deposto in uno spazio della chiesa per essere adorato. E in mattinata si svolge la processione dei Misteri con le "vare" (gruppi statuari) che rappresentano le scene della Via Crucis le quali vengono accompagnate anche da personaggi viventi (beati paoli), i quali tengono in mano i simboli della Passione del Signore. I gruppi statuari in cartapesta sono stati realizzati tra gli anni '20 e 30 del secolo scorso dalla ditta Malecore e Guacci di Lecce. Dal palazzo municipale si giunge davanti la chiesa del Rosario per l'"incontro di mezzogiorno" tra l'Addolorata, San Giovanni e il Nazareno e questo è il momento dove sulla via del Calvario la Madre incontra il Figlio. La processione giunge al Calvario dove la statua del Cristo accompagnata processionalmente all'alba, viene intronizzata alla grande croce alle ore 13.00. Nel pomeriggio in Chiesa Madre si svolge la liturgia della «Passione del Signore» a cui fa seguito un altro grande momento della giornata, ovvero la "Scinnenza" (la discesa della Croce). Terminata la liturgia della Passione, si snoda dalla Chiesa Madre il corteo solenne, presieduto dall'Arciprete, con la partecipazione delle Autorità Civili e Militari, per accompagnare la sacra urna al Calvario. Prima dell'inizio della rappresentazione sacra della "Scinnenza", l'Arciprete della Città introduce il dramma sacro della Passione di Cristo, con un messaggio pasquale. Con le parole del personaggio Misandro ha inizio la "Scinnenza". Terminata la rappresentazione sacra, la statua del Cristo viene deposta nella sacra urna e portata solennemente in processione verso la Chiesa Madre. Tutta la Città è presente. In Chiesa Madre l'Arciprete presiede un breve momento di preghiera. Un tempo l'urna era portata a spalla dal ceto dei "galantuomini", oggi i tempi moderni vede l'urna posta su un carro riccamente addobbato di fiori. Il Sabato è giorno di silenzio e nella notte la solenne veglia pasquale che Sant'Agostino definisce «madre di tutte le veglie» apre il Giorno Santo di Pasqua. La tradizione sancataldese anche in questo giorno mette in scena una rappresentazione lungo il Corso Vittorio Emanuele, tra il Convento dei Padri Mercedari e la restaurata cappella del Signore Risorto, restaurata e inaugurata sabato 4 marzo 2017. Il Cristo Risorto e i Sampauluna (giganti in cartapesta che rappresentano gli apostoli senza Giuda Iscariota che si è impiccato), insieme alla Vergine Madre e alla Maddalena percorrono il Corso in processione, tra il suono festoso delle campane e i fuochi d'artificio.

9 maggio "Dedicazione della Chiesa Madre"

E' la festa della comunità parrocchiale della Chiesa Madre, la quale fa solenne memoria del giorno in cui il santo tempio fu dedicato per sempre al Signore il 9 maggio del 1739 dal Vescovo di Catania, Mons. Pietro Galletti, fratello del principe fondatore del paese. In questo giorno la comunità parrocchiale si ritrova per la solenne Celebrazione Eucaristica e per cantare il «Te Deum» di ringraziamento.

10 maggio "San Cataldo" - festa patronale

San Cataldo, festeggiato il 10 maggio è il Patrono della Città. Il culto a San Cataldo è molto antico; già prima della fondazione della nostra Città esistevano una contrada e una chiesetta nella baronia di Fiumesalato che prendevano il nome del Santo. I sancataldesi, festeggiavano solennemente il loro Patrono due volte l'anno e precisamente l'ultima domenica di maggio e la domenica dopo l'8 marzo, giorno in cui si fa memoria della morte del Santo avvenuta appunto l'8 marzo del '685. In occasione della ricorrenza di marzo, detta di San Catallu di li faviani, ancora nell'Ottocento si svolgeva la processione al mattino, mentre, nei primi decenni del secolo successivo, la festa si ridimensionò celebrandola solo all'interno della Chiesa Madre. Dal 1980, la festa di San Cataldo si festeggia solennemente il 10 maggio in ricordo dell'anniversario del rinvenimento del corpo avvenuto a Taranto. Durante la festa viene messo tra le mani del Santo un mazzo di spighe biondeggianti detti "u musciariddu" simbolo di ricchezza e di abbondanza e segno di buon auspicio per il prossimo raccolto. Nell'Ottocento si allestiva anche la fiera in piazza Madrice e la famiglia Galletti aveva concesso la franchigia sulle merci per attirare mercanti e conseguentemente contadini locali e dei paesi vicini. La ricorrenza fu fatta cadere subito dopo quella di San Michele Arcangelo Patrono di Caltanissetta, per poterla inserire nel circuito delle fiere importanti. Il culto del Santo rientra nella sfera delle competenze comunali, infatti, non deve stupire se fin dall'origine la festa viene finanziata dal Comune e accesa perennemente una lampada votiva per uno scampato pericolo che purtroppo le fonti non ci svelano, difatti, San Cataldo assolve alle funzioni tipiche di Patrono bene espresse dalla comunità attraverso un'invocazione recitata nei momenti di bisogno: "Sancatalluzzu scanzatici di guerri, pesti, timpesti e tutti li sorti periculi du munnu". Il culto al Santo Patrono era così profondamente radicato tra i sancataldesi che finiva per diventarne un elemento identitario fondamentale. In merito alla statua non conosciamo l'intagliatore ma sappiamo che è un dono della famiglia Galletti, che era rivestita fino al 1926 (quando fu restaurata la prima volta), con i paramenti liturgici verdi; il restauro, realizzato da un certo Pappalardo di Catania, falsò l'aspetto originario indorando la statua. Nel 2007 fu fatto un nuovo restauro che ha portato il simulacro del Patrono ai colori originali. La statua del Patrono reca i consueti segni dei vescovi, ossia, la mitria, il pastorale dono del Vescovo sancataldese Mons. Alberto Vassallo (?) , l'anello dono del Vescovo sancataldese Mons..... la croce pettorale dono del Vescovo sancataldese Mons. Luigi Cammarata. Ad occuparsi del culto del Santo è la Confraternita di San Cataldo, fondata dall'Arciprete di San Cataldo don (?)tra il 1830 al 1843 (periodo della sua arcipretura) il quale poi fu nominato Vescovo di Monopoli (BA) dal Papa Gregorio XVI. Sin dall'origine la Confraternita ha sede nell'Oratorio di San Cataldo situato dietro l'altare del Patrono. I confrati indossano un abitino di color rosso e la bandiera dello stesso colore con al centro l'effige del Santo, Patrono della Città e della Confraternita. Verso la fine del diciannovesimo secolo si riscontrò nella Confraternite un certo rilassamento e anche un certo abbandono dovuti, forse, anche a fattori economici. Una rifioritura della Confraternita si deve all'Arcivescovo sancataldese Mons. Alberto Vassallo e nel mese di dicembre del 1895 furono aggiornati gli statuti i quali entrarono in vigore dal 1° gennaio 1896.

Tra maggio e giugno "Corpus Domini"

La solennità del Corpus Domini si celebra in Italia la domenica successiva alla solennità della Santissima Trinità (solitamente tra maggio e giugno). La comunità Civile ed Ecclesiale si ritrova in Chiesa Madre per la solenne Concelebrazione Eucaristica a cui fa seguito la solenne processione del Santissimo Sacramento che si conclude ogni anno in una zona diversa della Città, ovvero, la Rettoria di San Francesco "Ex-Cappuccini", la parrocchia Cristo Re o la parrocchia Sant'Alberto Magno. Alla celebrazione prendono parte le Autorità Civili e Militari con in testa in Sindaco e con gli organi di polizia cittadina (Carabinieri, Polizia Municipale e Polizia Penitenziaria) in alta uniforme.

Tra maggio e giugno "Sacro Cuore"

La solennità del Sacro Cuore di Gesù, celebrata per la prima volta in Francia probabilmente nel 1672 è fissata tradizionalmente nel venerdì successivo all'ottava della solennità del Corpus Domini (se si festeggia il giovedì dopo Pentecoste) e se il Corpus Domini si festeggia la domenica - come nella nostra Città - si tratta del primo venerdì immediatamente successivo ad essa. L'11 giugno del 1961, il Sindaco di San Cataldo On. Giuseppe Alessi e l'Arciprete della Città don Gabriele Nicosia, consacrarono solennemente la nostra Città al Sacro Cuore di Gesù, con un solenne Atto di Consacrazione, alla presenza delle Autorità Civili e Militari e di tutta la cittadinanza nella piazza della Città. In Chiesa Madre così come nel Palazzo Comunale, si conserva la pergamena ricordo di quella giornata. Ogni anno, nella festa liturgica del Sacro Cuore, l’Arciprete presiede una solenne Celebrazione Eucaristica a cui fa seguito l’esposizione del Santissimo Sacramento e il rinnovo dell’Atto di Consacrazione al Sacratissimo Cuore di Gesù.

 

 

 
 

TRADIZIONI E FESTE NELLA CHIESA MADRE DI SAN CATALDO