| La madrice è: |
| ... una Comunità di fede: |
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Lo Spirito
del Signore Gesù Cristo, presente e operante in noi, non si vede con gli
occhi della carne, ma con il dono della luce divina, simboleggiata dalla
candela battesimale: con il dono della Fede. Non noi per primi siamo
corsi da Dio, ma Lui si è degnato, per primo, di chiamarci e di
suscitare in noi una risposta libera di adesione. Mistero di amore e di
gioia! |
| ... una Comunità di speranza: |
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In Cristo e
con Cristo siamo pellegrinanti verso «cieli nuovi e terra nuova»: verso
il trionfo definitivo del bene, della vita. Cristo Risorto non muore
più. L’uomo, il mondo in Cristo ha iniziato a sua risurrezione: questa
progredisce per virtù di Cristo stesso e di noi, incorporati in Lui.
Così noi crediamo; così noi speriamo: perché la nostra speranza non è la
tecnica, la scienza, l’uomo, ma Cristo Risorto. |
| ... una Comunità di amore: |
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Dio ama
ciascuno di noi, tutti noi, il mondo. «Dio ha tanto amato il mondo che
gli ha dato il suo Figlio Unigenito».
Noi amiamo Dio «con tutto il cuore, con tutte le forze», sempre: è il
nostro Padre, «dal Quale deriva ogni paternità in terra»: è l’Amore.
Ogni Domenica, questa gioiosa scena si ripete nella nostra Chiesa: sono
dieci - dodici bambini che diventano figli di Dio e si inseriscono nella
nostra comunità. Noi ci amiamo perché siamo realmente dei fratelli e
delle sorelle, perché tutti amiamo lo stesso Dio Padre. Noi amiamo il
mondo e per il mondo facciamo dono della nostra vita perché Dio sia il
Tutto per tutti, il Padre beneamato dell’intera famiglia umana. |
| ... una Comunità di gioia: |
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All’alba di
Pasqua quando Cristo risorgendo ha vinto la morte, la Gioia ha invaso il
mondo. Sofferenze fisiche, ingiustizie, guerre, fame... continueranno a
stillare lacrime: ma nel cuore credente in Cristo non c’è più la
disperazione. C’è la certezza rasserenante e gioiosa che quelle lacrime,
dovute alla nostra condizione di creature, un giorno si trasformeranno
in gaudio perché Cristo le ha unite alla Sua Morte e le ha vinte con la
Sua Risurrezione. Cristiano: uomo della gioia. La gioia di essere amati
da Dio, di essere amanti di Dio, di essere fratelli fra noi; la gioia
per averci Cristo abilitati a darGli una mano perché tutte il mondo «sia
incendiato dal fuoco del Suo Amore»; la gioia di avere qualcosa – la
Fede – per poter far sorridere gli altri. Come Pietro e Giovanni che
alla porta del Tempio dicono allo storpio; «Non abbiamo oro, non abbiamo
argento: quello che abbiamo, ti diamo: nel nome di Cristo, alzati e
cammina». Non abbiamo niente di nostro capace di far riprendere vita al
mondo. Solo la Fede – che abbiamo avuto in dono da Dio – è capace di
vincere lo spirito del male del mondo e di dargli una nuova vita. |
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| La Madrice di San Cataldo |
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Si ignora l'autore della nostra Chiesa
Madre. Qualcuno l'attribuisce al Vaccarini, autore di interventi
decisivi nel Duomo di Catania e in altri edifici nella ricostruzione di
quella città dopo il terremoto del 1693. Gli avrebbe commesso l'opera
l'Arcivescovo di Catania, S.E. Mons. Pietro Galletti, fratello del
signore di San Cataldo, per decorare il suo paese di una Chiesa
grandiosa e solenne. La Parrocchia Chiesa Madre intitolata
precedentemente alla
Natività di Maria,
(cronologia A.D. 1633). Fu iniziata dal barone Vincenzo Galletti di
Fiumesalato e marchese di San Cataldo. La bolla vescovile agrigentina
riporta la data del
18 agosto
del
1632.
Possiede il titolo di
Arcipretura,
per cui i
parroci
che la reggono assumono il titolo di
Arciprete.
Nel
1695,
a causa di un crollo del transetto destro, che interessò la cappella di
San Cataldo
e del Crocifisso, la Chiesa si ricostruì ex novo così come oggi
appare. I lavori furono voluti dal principe Giuseppe Galletti, il quale
invitò per la Consacrazione suo fratello Mons.
Pietro Galletti,
Arcivescovo
di Catania (9
maggio
1739.
Per l'occasione la Chiesa Madre fu re-intitolata all'Immacolata
Concezione, ma la vecchia dedicazione non si perse del tutto in quanto
sull'Altare Maggiore rimase il dipinto della Natività di Maria
(detto di S. Anna). La Chiesa si presenta a croce latina a tre navate,
divisa da arcate, con volta a botte e cupola centrale. Anticamente
dotata di 14 Altari. Dopo la Consacrazione della Chiesa Madre, la
famiglia Galletti continuò ad occuparsi della Chiesa abbellendola con i
dipinti, la statuaria, suppellettili, e paramenti per le liturgie, molti
fedeli lasciarono i loro beni alla Chiesa. Nel
1788
ci fu un terribile incendio che causò danni nella
sacrestia
in particolare all'archivio, al punto che l'anagrafe parrocchiale prende
avvio solo dalla seconda metà del
Settecento
e gran parte delle carte dell'Amministrazione prodotte nel
Sei-Settecento non è più consultabile. Un altro evento che procurò tanti
danni fu la chiusura della Chiesa dall'aprile del
1965
al dicembre del
1979,
con decreto del
Sindaco
Maiorana, dovuta all'instabilità delle strutture portanti. La Chiesa
Madre restò chiusa 15 anni e le funzioni si svolsero nella Chiesa di San
Giuseppe trasportando statue e paramenti. |
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