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Confraternita del Santissimo Sacramento    
 
 
 
 

Breve storia:

San Cataldo, paese dell'entroterra siciliano fondato all'inizio del XVII secolo, vide sorgere nel corso del Seicento diverse confraternite laicali di tipo devozionale: il Ss.mo Sacramento, la Madonna degli Agonizzandi, San Raimondo Nonnato e quella del Rosario. Esse diedero  un contributo significativo alla crescita morale, religiosa e alla costruzione dell'identità locale, svolgendo un'opera umanitaria e solidale di estrema importanza all'interno della collettività. Il loro compito, infatti, non si limitava a condurre in comune un determinato cammino spirituale, ma si allargava in ambiti sociali, secondo le prescrizioni dettate dallo statuto: prestare aiuto e conforto ai propri iscritti, oltre a svolgere attività caritatevoli ed assistenziali verso i più bisognosi.

Quella del Santissimo Sacramento è la Confraternita più antica di San Cataldo in onore della Santissima Eucaristia, in un periodo in cui si assisteva ad una notevole diffusione del culto e della devozione eucaristica, dovuti agli orientamenti scaturiti dal Concilio di Trento.

La Confraternita del Santissimo Sacramento nacque ufficialmente il 28 dicembre del 1654, allorchè il Vescovo di Agrigento, S.E. Mons. Ferdinando Sanchez de Cuellar, trovandosi a Caltanissetta per la visita pastorale, accolse la richiesta da parte di un gruppo di fedeli, proveniente dalla vicina "terra" di San Cataldo, di poter istituire una Confraternita sotto il titolo del Ss.mo Sacramento.

I promotori del sodalizio, Giuseppe Mont'Alto, Francesco Amico, Ignazio Amico, "magistro" Cola Ignazio Rutunda, Tommaso Mont'Alto, Nicola Popolano, Diego Landaloro, Giseppe Landaloro fu Raffaele, li ritroviamo trascritti nella bolla vescovile che decretava la fondazione della confraternita. In realtà, esisteva già da un trentennio il sodalizio all'interno della Chiesa Madre detta "Chiesa Maggiore", sotto la guida di un cappellano. Purtroppo la data di inizio delle attività confraternali ci sfugge, benchè attraverso i testamenti sia possibili gettare luce sui primi passi mossi dalla confraternita. Le carte più antiche rintracciate riguardo le ultime volontà di Santo Speranza raccolte il 27 Aprile 1625 dal notaio nisseno Pietro Drogo. Nel testamento vengono riportati il luogo della sepoltura, nella chiesa maggiore "alla trasuta della porta grandi sutta li fonti", e i diversi legati, tra cui quello che destinava l'abito della confraternita ad un caro parente "unum saccum societatis detti S.i Sacramenti". L'anno dopo, tra le carte dello stesso notaio, vengono registrati un ufficiale di detta confraternita, un tale Francesco Aquilina alias lo Carseri, e il cappellano della chiesa maggiore, Domenico Bruno di Caltanissetta in qualità di responsabile spirituale della confraternita. L'organizzazione confraternale non si discostava dalle altre analoghe esperienze dell'epoca ed era guidata da un governatore, carica elettiva cui non tutti potevano partecipare. Si richiedeva un certo rigore morale e un comportamento irreprensibile, capacità organizzativa e disponibilità economiche per finanziare le feste promosse dalla confraternita che non godeva di una solida situazione finanziaria. Poteva contare sulle entrate provenienti dalla quota annua versata dai confrati e dall'affitto di case, botteghe e dalla cessione di piccoli appezzamenti di terra ottenuti da qualche lascito e donazione da parte di devoti confrati, come Mariano Miccichè che nel suo  testamento, redatto il 12 Marzo 1629, dispose di legare una casa al governatore della confraternita e di essere sepolto nella "Chiesa Maggiore" (la Chiesa Madre) ante altare Sant.ssimi Sacramenti.

Per diverso tempo, la sede della confraternita rimase la Chiesa Madre, poi nel Settecento si provvide a costruire accanto alla Chiesa Madre un Oratorio, utilizzato per lo svolgimento della liturgia e delle pie devozioni. L'Oratorio ovviamente fu intitolato al Santissimo Sacramento, denominato popolarmente "U Ratò" e al suo interno trovarono posto devozioni, quali il Cristo morto, simulacro adoperato per la "condotta" e la "scinnenza" il venerdì santo, Gesù Bambini, festeggiato per il capodanno e solo più tardi S. Isidoro Agricola.

Con l'Ottocento si aprì una fase di declino della Confraternita dovuta a cambiamenti sociali e alla politica borbonica tesa a controllare attraverso disposizioni e circolari i sodalizi; direttive poi culminate nella prima metà del secolo, con la soppressione delle confraternite sancataldesi. Qualche decennio dopo, la ripresa dell'attività si configura all'insegna di rigide indicazioni regie.

Con il Novecento, non si arrestò la crisi identitaria del sodalizio; si tentò, allora, il rinnovo generazionale attraverso l'immissione dei membri di Azione cattolica. L'anno di svolta coincise con il 1952, quando l'Arciprete don Giuseppe Petrantoni chiese a S.E. Mons. Giovanni Jacono, Vescovo di Caltanissetta, di sciogliere la confraternita in quanto era "composta di contadini testardi che in gran parte erano comunisti (almeno una decina)". Il Vescovo tenne conto della richiesta dell'Arciprete a cui fu affidata "l'ordinaria amministrazione e il governo [...] con la facoltà di scegliere i coadiutori fra gli associati dell'Azione cattolica" (Archivio diocesano di Caltanissetta, Cancelleria 1943-1973). Ancora oggi gran parte degli iscritti compaiono nell'elenco dell'Azione cattolica.

Il radicamento della Confraternita nel tessuto sociale paesano e in modo particolare all'interno della Chiesa Madre ha fatto si che il sodalizio continuasse a svolgere antichi compiti, mantenendo viva e feconda la pietà popolare e nel contempo si adoperasse ad assolvere le direttive scaturite dopo il Concilio Vaticano II.

 
CONSIGLI DIRETTIVI anni 1991/1995
  • 1991: Governatore Sig. Russo Salvatore
  • 1995: Governatore Sig. Russo Salvatore
CONSIGLI DIRETTIVI anni 1998/2012
  • 1998: Governatore Sig. Russo Carmelo
  • 2001: Governatore Sig. Russo Carmelo
  • 2004: Governatore Sig. Raimondi Salvatore
  • 2012: Governatore Sig. Calogero Carmelo Randazzo