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SAN CATALDO, VESCOVO

San Cataldo, venerato nel Comune di San Cataldo (CL), quale Patrono

 
Nella foto, la tatua di San Cataldo davanti la parrocchia S. Alberto Magno, il 10 maggio 2007, dopo il restauro. La statua viene conservata nella Cappella a lui dedicata nella Chiesa Madre di San Cataldo (CL)
Nascita Rachau, tra 400 e 405
Morte Taranto, 8 marzo tra 475 e 480
Venerato da Chiesa Cattolica
Beatificazione  
Canonizzazione  
Santuario principale Cattedrale di Taranto.
Ricorrenza 10 maggio
Attributi Mitra e pastorale

Cataldo, il cui nome significa “forte in battaglia”, nacque a Canty, in Irlanda, tra il 610 e il 620. Discendeva da una famiglia benestante, i suoi genitori si chiamavano Eucho e Achlena, ma ben presto abbandonò il mondo per entrare nel monastero di Lismore, per porsi sotto la guida spirituale e scientifica di San Carthagh. Alla morte di questi nel 637, Cataldo gli succedette sia nella direzione del monastero che della rinomata scuola. Pervenne poi all’ episcopato in modo insolito, alla morte cioè di Meltride, duca dei Desii, il quale lo aveva accusato di stregoneria, a causa dei suoi miracoli. Così Cataldo, intorno al 670, fu nominato Vescovo di Rachau. Circa un decennio dopo, condividendo lo spirito missionario, tipico di San Colombano, ed il desiderio di pellegrinaggio a Roma e ai Luoghi Santi partì dall’ Irlanda. Si trattava di un viaggio che aveva lo scopo di rinvigorire la sua fede. Sostò a Roma, dove visitò le tombe degli Apostoli e le Basiliche. Intraprese quindi il cammino per i Luoghi Santi. Durante il viaggio di ritorno, a causa di un naufragio, Cataldo approdò in Puglia, probabilmente in una località della costa ionica poco distante da Taranto, quindi si recò nella città. Secondo la leggenda, il Santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino: infatti si racconta che durante il soggiorno nei Luoghi Santi, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo, a causa delle incursioni di Barbari e Musulmani. L’ arrivo di Cataldo a Taranto fu accompagnato da diversi fatti miracolosi. E qui, dove il popolo volle porlo sulla cattedra vescovile vacante, egli compì la sua opera di evangelizzazione, facendo abbattere i templi pagani e soccorrendo i bisognosi. Morì a Taranto intorno all’ anno 685 l’ 8 di marzo, venne sepolto sotto l’ impianto della Cattedrale e lì il suo corpo fu dimenticato per parecchi anni, a causa delle continue distruzioni cui fu sottoposta la città. Va tuttavia detto che le notizie sulla vita del Santo fin qui riportate non sono certe.

Il 10 maggio 1071, mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della Cattedrale, distrutta dai Saraceni, nel luogo dove una volta esisteva una cappella dedicata a San Giovanni di Galilea, venne ritrovato il corpo del Santo. Fu riconosciuto da una croce d’ oro con la scritta: “Cataldus Rachau”, cioè Cataldo Vescovo di Rachau. Immediatamente ebbe inizio una lunga teoria di miracoli. Il santo corpo fu collocato sotto l’ altare maggiore della nuova Cattedrale. Da allora la devozione verso il Santo ebbe grande diffusione non solo in Puglia, ma anche in altre regioni d’ Italia.

Il paese San Cataldo prese tale nome per la devozione di casa Galletti, fondatori del paese. Tuttavia, la tradizione popolare vuole che l’ attuale territorio sancataldese sia stato percorso, in un’ epoca imprecisata, da Cataldo, il Santo Vescovo e patrono di Taranto, di ritorno dall’ Africa dove era rimasto per parecchi anni per evangelizzare quelle popolazioni. “U pupu niuru”, così veniva chiamato il pellegrino in ragione della carnagione scura perché bruciata dal sole. Questi si ritrovò in Sicilia a causa di un naufragio che aveva distrutto la nave diretta n Puglia, dove il Santo doveva approdare. Peregrinando per l’ Isola, giunse appunto in queste contrade, dove viveva una piccola comunità la quale, colpita ed affascinata dalle prediche del Santo, lo invitò a rimanere. Ma Cataldo desiderava ardentemente ritornare in patria e si rifugiò nottetempo in una grotta nella località da allora chiamata popolarmente “sancatalluzzu” (Contrada Bifuto), non distante dal villaggio, e lì gli apparve in sogno un angelo che gli impose di proteggere idealmente la comunità e di assegnare il proprio nome al villaggio. Il Santo accettò, ponendo la condizione di proteggere il luogo dalle guerre, dalle epidemie, dalle carestie e dai terremoti. E contro tali mali egli è invocato. In ricordo del suo passaggio, fu eretta una edicola detta appunto di “sancatalluzzu”. Si tratta di una leggenda elaborata per giustificare a posteriori una devozione ben radicata nel territorio. Devozione testimoniata dalla costruzione di una chiesetta rurale voluta dai Galletti, posta appunto sotto la protezione di San Cataldo e ubicata nell’ attuale via San Nicola, oggi non più esistente.

Due ricorrenze si celebrano in suo onore: l’ 8 marzo, data della sua morte, e il 10 maggio, data del rinvenimento del corpo. La festa del Santo patrono, invocato contro le guerre, le epidemie, la siccità, i temporali e la morte improvvisa, era tra le più solenni del paese - ancora nell’ Ottocento in piazza Madrice si impiantava una fiera di una certa importanza - e fissata l’ ultima domenica di maggio,. Nel corso di questa la statua del Patrono veniva portata in processione per le principali vie della città. Va inoltre aggiunto che negli anni ’50 e ’60 la processione si svolgeva anche il lunedì della fiera (seconda settimana di ottobre). Il Santo, rappresentato con i paramenti sacri pertinenti al suo rango (mitra e pastorale), portava e porta in mano un mazzo di “musciariddu” (grano biondeggiante) in segno di buon auspicio per la prossima raccolta. La ricorrenza di marzo, detta di “San Catallu di li faviani”, coincideva con le prime fave e si celebrava in chiesa. Adesso la festa cade il 10 maggio, mentre l’ altra è scomparsa del tutto. La devozione dei sancataldesi si esprimeva in svariati modi. Non vi era famiglia in cui non ci fosse uno dei componenti che ne portasse il nome: Cataldo. Significative inoltre appaiono le numerose edicole dedicate al Santo, così come denotano un profondo attaccamento al Patrono i diversi aneddoti circolanti tra le persone più anziane: si racconta che nell’ ultima guerra il paese sia stato risparmiato dalle bombe grazie all’ intervento del Santo protettore.