Venerdì 12 novembre, alle ore 20.00, cineforum parrocchiale. Visione del film “The Judge” (del 2014), diretto da David Dobkin

TRAMA DEL FILM

Henry “Hank” Palmer è un avvocato di successo. È risoluto, conosce a menadito la legge e si ritiene “troppo costoso per gli innocenti”. È abituato a trovare cavilli per scagionare clienti colpevoli e dalla vita discutibile. La sua esistenza viene scossa dall’imminente separazione dalla moglie (e il conseguente affidamento della figlia) e dalla morte improvvisa della madre.

Quest’ultimo avvenimento lo costringe, suo malgrado, a ritornare nella cittadina di provincia dov’è cresciuto, Carlinville nell’Indiana. Hank non ha un bel ricordo della sua città natale. Ha un buon rapporto con i suoi fratelli ma non con il padre, Joseph Palmer, giudice di quella città, da sempre molto duro con lui. Dopo il funerale, Hank viene a sapere che il padre è sospettato dell’omicidio di un uomo che lui stesso aveva condannato anni prima per omicidio e che era da poco uscito di galera. Dopo aver affidato la difesa ad un giovane avvocato della zona, Hank decide di difenderlo lui stesso per contrastare l’abilità dell’avvocato dell’accusa Dwight Dickham, deciso a far finire in galera Joseph.

Nel corso dei processi, dove Hank si dedica alla raccolta di prove, all’ascolto di testimoni e alla selezione di una giuria, riaffiorano i vecchi attriti con il padre, ma anche delle verità che questi aveva tenuto nascosto al figlio. Joseph, infatti, sta seguendo delle cure di chemioterapia per curare un tumore in stadio avanzato, della cui cosa era a conoscenza solo la defunta moglie. La notizia della malattia non deve diventare di dominio pubblico per evitare i possibili ricorsi per tutte le cause da lui presiedute nell’ultimo anno. Questo, comunque, sembra essere favorevole per la difesa di Joseph. Egli, infatti, dichiara di non ricordare quanto accaduto perché la perdita di memoria è tra gli effetti collaterali della chemioterapia, mirando in un omicidio involontario, e quindi meno grave.

Tuttavia, Joseph sembra intenzionato a voler scontare la pena come assassino che ha agito con intenzione. Nell’udienza decisiva, accade qualcosa che Hank non si aspetta: il padre sembra autodichiararsi colpevole. L’uomo da lui ucciso, Mark Blackwell, vent’anni prima era stato condannato da Joseph a trenta giorni di reclusione dopo aver minacciato l’allora fidanzatina, Hope Stevens, con una pistola. Una volta scontata la pena, era tornato dalla ragazza e l’aveva affogata in uno stagno vicino a casa, e in quel momento Joseph lo aveva condannato a venti anni di reclusione. Una volta scontata la pena, Blackwell aveva incontrato il giudice al supermercato locale (lo stesso giorno del funerale della moglie di Joseph) e aveva osservato: “La tomba di sua moglie è distante 15 metri da quella di Hope, non avrò tanta strada da fare per pisciare sopra a entrambe”. Con sgomento e commozione dei presenti, della giuria, e pure della madre del defunto Blackwell, Joseph ammette di essere sotto chemioterapia e di aver sempre trattato Hank con durezza per non permettergli di diventare come Mark Blackwell, uno sbandato o, peggio ancora, un assassino. Joseph, nonostante la comprensione morale ottenuta e le circostanze attenuanti, viene condannato a quattro anni di reclusione.

Tuttavia, sette mesi dopo, a causa del progredire della malattia, viene rilasciato per “motivi umanitari”. Hank lo va a prendere alla prigione cittadina e lo porta con sé a pescare, come facevano quando era un ragazzo. Joseph, durante una breve e serena chiacchierata col figlio ammette con orgoglio che lo ritiene il miglior avvocato mai conosciuto, poi si addormenta per non svegliarsi mai più.

Una volta celebrato il funerale di Joseph, Hank saluta i fratelli, intento ad andarsene per sempre. Prima, però, torna al tribunale dove il padre ha lavorato per oltre quarant’anni e dove è stato processato. Guarda la sala, tocca la sedia dove Joseph ha presieduto tante cause, contento di essersi riconciliato con lui dopo tanto tempo.